La pesca sostenibile non va in vacanza

Periodo estivo e voglia di mare sono il mix perfetto per andare in qualche bella località marina a fare una passeggiata, soprattutto in una calda domenica di luglio. Mi piace andare a passeggio, sentire il profumo del mare e anche entrare in qualche pescheria per vedere cosa offre il mercato. Proprio pochi giorni fa, ho visto esposto in una piccola pescheria un poster della Commissione Europea “Maritime Affairs and Fisheries”: 2016FISH-fish_en

Oltre ad essere un poster molto colorato, lo trovo molto divertente ed istruttivo e, anche se in inglese, è molto semplice e immediato.

Con la parola inglese FISH (pesce) è stato creato un divertente gioco di parole:

– F diventa FUN: perché è divertente scoprite e provare nuove specie ittiche in modo da ridurre la pesca eccessiva delle specie più popolari

– I si trasforma in INFO: perché conoscere se il pesce che si sta mangiando è di stagione oppure no, se è locale o importato, etc.  oltre a farci conoscere di più il magico mondo sottomarino, ci aiuta a fare scelte consapevoli e sostenibili

– S sta invece per SIZE: la taglia di un pesce è molto importante e pescare un pesce inferiore alla taglia minima è illegale. Bisogna tutelare il nostro mare! Il pesce deve essere pescato in età adulta dopo la riproduzione, in modo che non si esaurisca mai.

– H corrisponde a HEALTH: Salute! Sì, perché il pesce oltre ad essere buono contiene anche tanti nutrienti, quali vitamine del gruppo B, vitamine A, D, E, minerali e acidi grassi polinsaturi e omega 3.

Non mi resta che augurare a tutti voi una buona estate al mare e una alimentazione consapevole.

Quante cose può dirci un’etichetta? Tante!

FRoSTA_Cuoricini_Piselli_S1611C_RGBSono sempre più le informazioni che possiamo ricavare leggendo l’etichetta di un prodotto alimentare: alcune sono imposte dalla legge e pertanto regolamentate da norme ben precise, altre sono facoltative e quindi sono decise dal produttore dell’alimento. Sia le informazioni facoltative che quelle obbligatorie devono essere veritiere.

In base al tipo di alimento diventano obbligatorie alcune informazioni piuttosto che altre: ad esempio su una bottiglia di vino, è possibile leggere ben evidente il titolo alcolico, così come in un alimento surgelato o in uno fresco sono ben evidenti le modalità di conservazione. Modalità di preparazione e metodo di conservazione sono informazioni utilissime che ci aiutano a cucinare l’alimento e a conservarlo in buone condizioni organolettiche fino alla fine del periodo di durabilità del prodotto stesso. Talvolta è molto utile anche avere indicazioni su come conservare un alimento una volta che la confezione è stata aperta, ma anche in questo caso diventano obbligatorie solo per alcune tipologie di prodotti.

La tabella nutrizionale, gli ingredienti, il peso, la descrizione dell’alimento, il suo nome, sono tutte informazione necessarie che possono orientare noi acquirenti nella scelta di un prodotto alimentare.

Nei prossimi articoli vedremo più nel dettaglio quali informazioni sono davvero importanti e quali ci aiutano a scegliere l’alimento che vogliamo acquistare.

INFINITE PICCOLE GOCCE…MA NON SOLO

E’ proprio di questi giorni la notizia diffusa dall’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) secondo la quale è aumentata la percentuale di pesticidi nelle acque. In particolare è stato rilevato un +20% in quelle superficiali e un +10% in quelle sotteranee.
Infatti in fiumi, laghi, torrenti sono stati riscontrati pesticidi nel 63,9% dei circa 1300 punti monitorati (56,9% nel 2012) e nelle acque sotteranee nel 31,7% dei circa 2500 punti di rilevazione (31% nel 2012).images
Quello agricolo non è purtroppo l’unica tipologia di inquinamento riscontrato; basti pensare agli scarichi civili delle città o alle sostanze che derivano dalle produzioni industriali.
Secondo le analisi effettuate questo dato in aumento potrebbe essere imputato ad un miglioramento nelle tecnologie di rilevazione. L’idea, però, che negli anni scorsi percentuali inferiori fossero dovute ad un metodo meno efficace di misurazione, non ne attenua di certo la gravità e, a maggior ragione, non può costituirne motivo di conforto.
E’ proprio questo il rischio che corriamo a mio avviso: la rassegnazione e la “pigrizia” nel pensare che “in fondo non si può fare nulla per fermare certi meccanismi”. Senza entrare nel dettaglio tecnico, una prova ne è forse stata anche la debole partecipazione all’ultimo referendum indetto per la regolazione delle trivellazioni di petrolio.
Di certo un pensiero che egoisticamente può portarci a migliorare ogni nostro, anche piccolo, gesto è che le sostanze contaminanti contenute nelle acque inquinate portano di conseguenza innumerevoli danni alla salute dell’uomo e agli ecosistemi, soprattutto marini.
L’impegno che possiamo assumerci è quindi quello di contribuire nel nostro piccolo, con ogni gesto quotidiano, a trovare una soluzione di fronte all’immensità di questo problema. Sappiamo che non è  facile…ma non è forse proprio l’oceano ad essere composto da infinite piccole gocce?Inquinamento-marino

Olio di palma: ancora sotto la lente di ingrandimento

Sempre più controverso è l’uso dell’olio di palma nei prodotti alimentari alla luce dello studio EFSA su un gruppo di sostanze che si producono durante la fase di raffinazione dell’olio stesso.

Ovviamente non solo l’olio di palma presenta queste sostanze pericolose per la salute ma anche altri oli, nonché la salsa di soia ed altri prodotti di origine vegetale, tra cui margarine.

Quali sono queste sostanze e come si producono? Le sostanze sono il 3-MCPD (3-monocloropropano-1,2-diolo) e i suoi esteri e il glicidil-estere, ossia sostanze che si formano durante la deodorazione degli olii, processo in cui l’olio è portato ad elevate temperature allo scopo di rimuovere le sostanze volatili e altre sostanze che inficiano la qualità organolettica dell’olio.

Studi sui ratti hanno dimostrato la tossicità di queste sostanze e il glicidil-estere è stato classificato dallo IARC (International Agency for Research on Cancer) come un probabile cancerogeno per l’uomo.

I livelli quindi devono essere mantenuti i più bassi possibili e attualmente l’EFSA ha individuato una  dose giornaliera tollerabile di 0,8 µg per kg di peso corporeo al giorno per il il 3-MCPD e i suoi esteri mentre non è stato possibile fissare un analogo valore per il 2-MCPD.

Negli ultimi 5 anni i livelli di queste sostanze, grazie alla riduzione di temperature e tempi di trattamento, sono state già diminuite e sono convinta che con il miglioramento dei processi industriali saranno sempre meno presenti.

Non mi resta che sperare tempo possano essere migliorate sempre di più le tecnologie per avere un olio sicuro dal punto di vista della salute e dal buon flavour.

Ovviamente, si parla sempre di oli, quindi bisogna sempre cercare di non esagerare (soprattutto perchè lo si trova in molti prodotti che ci piacciono)!!! Frutto_palma

Sano e Salutare

Poco tempo fa mi sono imbattuta in un articolo interessante che ha catturato la mia attenzione, non tanto per il tema, ma perchè ha indotto una riflessione su due termini che noi spesso usiamo come sinonimi… ma lo sono davvero? SANO e SALUTARE significano davvero la stessa cosa?

Per rispondere a questa domanda ho cominciato a pensare all’etimologia delle parole:

  • SANO,  dal latino sanus che significa intero, che non ha malattie, in buono stato

“Mens sana in corpore sano” è un proverbio latino di Giovenale che spesso citiamo quando vogliamo intendere che la mente giova se anche il corpo è in buone condizioni fisiche.

  • SALUTARE, dal latino salutaris, deriva da salus-utilis ed indica qualcosa che giova al benessere (mentale e fisico) o che conserva la salute.

Ma tutto ciò che è sano, è anche salutare? E tutto ciò che è salutare, è anche sano?

Rispondere a questa domanda non è semplice, diciamo però che ci sono degli alimenti sani che non sono salutari per alcune categorie di persone.

Penso ad esempio alla liquirizia, una radice dal gradevole sapore, sana, ma che non può essere mangiata da persone con ipertensione se non in modeste quantità.

Penso anche ad un ingrediente che ci accopagna da sempre: lo zucchero. Secondo una opinione dell’EFSA del 2010, una dieta sana dovrebbe fornire il 45-60% dell’energia totale tramite i carboidrati, di cui due terzi devono essere zuccheri semplici. I carboidrati devono far parte della nostra dieta, ma non bisogna eccedere soprattutto se si ha una malattia metabolica come il diabete.

E perchè non parlare degli steroli vegetali, sostanze note perchè se assunte in determinate quantità e con costanza, hanno un effetto sulla riduzione del colesterolo nel sangue, secondo uno studio condotto dalla  Commissione Scientifica Europea per l’Alimentazione. E’ per questo che sono stati sviluppati alimenti arricchiti con i fitosteroli e cioè alimenti a cui è stato aggiunto un concentrato di steroli vegetali estratti dalle piante. Potremmo pensare che si tratta di sostanze salutari e tutto sommato non abbiamo tutti i torti, ma non tutta la popolazione è affetta da ipercolesterolimia e gli studi scientifici ci dicono che il consumo di una quantità di steroli vegetali maggiore di quella raccomandata non apporta ulteriori benefici alla salute.

Avete altri esempi?

Sportivi

 

Nutriamoci… leggendo l’etichetta

Immagine etichetta nutrizionale Nei miei studi così come nel mio lavoro mi sono sempre occupata della qualità degli alimenti. Ho cominciato in un laboratorio, dove ho avuto modo di apprendere tecniche analitiche, poi mi sono occupata di impianti ed infine mi sono avvicinata alla nutrizione. Un argomento davvero affascinante, con cui tutti si trovano a fare i conti.

Il termine nutrizione mi ha sempre affascinato poichè indica i complessi processi biologici che consentono o condizionano la conservazione, l’accrescimento, lo sviluppo dell’organismo vivente e la reintegrazione delle perdite materiali ed energetiche che accompagnano le nostre diverse attività. Insomma in una sola parola si nascondono davvero tante interessanti informazioni.

Ultimamente, ogni produttore è obbligato a informare il consumatore attaraverso l’etichetta non solo degli ingrendienti che compongono un alimento, ma anche delle informazioni nutrizionali. Quindi guardando una etichetta, si può trovare una tabella con una indicazione dell’energia che viene prodotta dal metabolismo delle sostanze complesse presenti negli alimenti (carboidrati, grassi e proteine) e dalla quantità in grammi di queste sostanze riferite a 100g di prodotto e talvolta alla porzione.

Molti alimenti contengono in diversa percentuale tutti questi principi nutritivi; alcuni invece, come l’olio e lo zucchero, sono costituiti praticamente da un unico principio nutritivo.

Per il nostro fabbisogno energetico dobbiamo trovare un giusto equilibrio tra carboidrati, grassi e proteine in funzione della nostra età, del sesso e dell’attività che si svolge (più o meno sedentaria)
I grassi sono le sostanze che forniscono più energia (9 kcal/g) quindi bisogna assumerle con moderazione, i carboidrati e le proteine forniscono al nostro organismo ben 4 kcal/g. Le proteine, però, sono utili al nostro organismo anche per una funzione “plastica”, ossia forniscono al nostro organismo non solo energia ma servono per la costruzione di nuove cellule e tessuti.

Come riuscire ad orientarsi tra tutte queste informazioni?… ovviamente leggendo l’etichetta!!!

Additivi alimentari – facciamo un pò di chiarezza

Questa settimana ho avuto l’occasione di visitare la casa madre di Frosta in Germania e ne ho approfittato per visitare il primo museo al mondo dedicato agli additivi.

Gli additivi sono sostanze aggiunte agli alimenti per prolungarne la conservazione, preservarli da contaminazioni microbiche, migliorarne il sapore, il colore e la consistenza, in particolare nei cibi industriali.

Gli additivi si classificano in base allo scopo per cui si utilizzano: ad esempio, i conservanti rallentano lo sviluppo di microbi, mentre gli antiossidanti i processi di irrancidimento.

Vi sono poi additivi utilizzati per migliorare le caratteristiche sensoriali e la consistenza degli alimenti: coloranti, addensanti, emulsionanti, dolcificanti ed esaltatori di sapidità .

Infine, alcuni additivi, come gli antiagglomeranti, facilitano la lavorazione degli alimenti ma non hanno una funzione nel prodotto finale.

Per andare nello specifico, la legislazione italiana definisce additivi chimici tutte le sostanze che non hanno valore nutritivo e che vengono aggiunte in qualsiasi fase della produzione con lo scopo di mantenere invariato e/ o migliorare le carattersitiche chimiche, fisiche o cimico-fisiche.

Pertanto gli additivi evitano l’alterazione spontanea dell’aspetto, del sapore, dell’odore o della consistenza e …..riducono il costo della produzione!museum-zusatzstoffe-regal-pressebild

Tutti gli additivi a uso alimentare subiscono un lungo processo di valutazione della loro sicurezza. In Europa, la valutazione viene effettuata dall’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) e gli additivi autorizzati sono identificati dalla lettera E seguita da un numero. Tuttavia, il dibattito sulla sicurezza degli additivi alimentari e sui loro effetti sull’organismo è tuttora aperto e molto controverso. Tanto si conosce sui singoli additivi, ma tanto si ignora sull’effetto sinergico che potrebbero avere più additivi sulla salute.

In particolare, le informazioni sulle confenzioni dei prodotti industriali, alle volte nascondono l’uso di additivi usando termini incomprensibili alla maggior parte dei consumatori, che potrebbero offrire interpretazioni sbagliate e fuorviarci nella scelta degli alimenti.

Nelle prossime settimane cerchiamo di fare un po’ più di chiarezza su alcuni additivi che mi sono rimasti impressi durante la mia visita nel museo.

Se siete ad Amburgo e ne avete l’opportunità, Vi invito a visitare questo straordinario museo…. è davvero interessante!!!

Sono certa che vi aprirà un mondo……ancora poco conosciuto a noi consumatori!

Il salmone selvaggio: il pesce che nuota

Lo sapevate che IL SALMONE SELVAGGIO è un pesce che NUOTA !!??

Salmone rosa e Salmone keta 1

….Si !! Nuota in mare aperto, nelle fredde, ricche e pulite acque dell’Oceano Pacifico e sotto le coste dell’Alaska a migliaia di chilometri dalle fonti di inquinamento.

Tali distanze, assieme alle correnti naturali del mare e dell’aria, contribuiscono ad assicurare che le acque dell’Alaska siano tra le più pulite del mondo.
Vagando e muovendosi per migliaia di chilometri in acque ricche di ossigeno, il Salmone Selvaggio rende la sua carne leggera, soda e poco grassa: SOLO il 3% di GRASSI contro il 18% dei Salmoni allevati.

….Un habitat marino pulito genera pesci sani….

Nell’Oceano i Salmoni, che sono predatori attivi,  mangiano alghe,  plancton, piccoli pesci e crostacei. I Salmoni dell’Alaska (Salmone rosa e Salmone Keta)  possono avere una colorazione
della carne più o meno rosa. Ciò non ha nulla a che vedere con la qualità, ma con il tipo di cibo che mangiano  …più gamberetti nella dieta, più il colore rosa è intenso!
Va detto che pochiSalmone 2 sanno che il salmone nasce bianco. La sua carne, in natura, assume a poco a poco il tipico colore rosa, grazie ad una sostanza che immagazzinano con la dieta
a base di alghe, plancton, crostacei. Il Salmone dunque si colora con il passare del tempo.
La dieta di un Salmone Selvaggio in mare può essere molto varia: ecco i motivi delle differenti colorazioni della carne che passano dal rosa pallido al rosa intenso.
Per il salmone allevato, al menù (principalmente di farina e olio di pesce) viene aggiunta una miscela di carotenoidi (coloranti autorizzati) che rendono rosa la loro carne.

I Salmoni Selvaggi dell’Alaska, vengono catturati solo in aree specifiche rigidamente regolamentate e monitorate da vicino.Salmone 3
Le flotte dell’Alaska che pescano questa specie hanno ricevuto la Certificazione di Pesca Sostenibile MSC (Marine Stewardship Council)

 

Facciamo i conti con la pesca illegale…

Ad oggi quasi un terzo della pesca mondiale risulta non tracciata. Per dare uno sguardo ai dati: nel mondo si pescano 109 milioni di tonnellate di pesce all’anno, circa il 30% in più dei 77 milioni dichiarati alla FAO da oltre 200 Paesi. Ogni anno non vengono quindi tracciati 32 milioni di tonnellate di pescato.
Questi dati sono stati rilevati da una ricerca condotta dall’Università della Columbia Britannica pubblicata su Nature Communications. Secondo questi studiosi la discordanza di dati tra l’effettivo pescato e il dichiarato dipende principalmente dalla difficoltà di tracciare alcune categorie di pesca come la pesca artigianale, di sussistenza, ma soprattutto la pesca illegale.
Daniel Pauly, uno dei principali studiosi che ha condotto questa ricerca, riassume in un’immagine a mio avviso molto esplicativa questa situazione: “E’ come se il mondo stia prelevando da un conto bancario comune senza sapere quanto sia stato già prelevato e a quanto ammonti il saldo residuo”.
Facendo riferimento al solo bracconaggio, il dato risulta allarmante: i criminali rubano 1.800 chili di pesce al secondo nei nostri oceani. Questo porta non solo danni agli ecosistemi marini, ma danneggia anche i pescatori leggittimi che seguono regole ben precise e sicuramente fondamentali per la conservazione delle riserve marine.

Anche l’Unione Europea non rimane indifferente davanti a questa problematica. Ha istituito infatti, già neghli anni ’70 una Politica Comune della Pesca (PCP)che consiste in una serie di norme per la gestione delle flotte pescherecce europee e la conservazione degli stock ittici.

Il suo obiettivo principale è gestire questa risorsa comune dando pari accesso a tutte le flotte europee in modo da garantire una competizione equa. L’UE è quindi attualmente impegnata anche nella lotta alla pesca illegale che pone i pescatori onesti in una condizione di svantaggio e indebolisce anche le comunità costiere, soprattutto nei paesi in via di sviluppo.

Tra le attività concrete che l’UE mette in campo troviamo:

  • garantire l’applicazione del regolamento UE per prevenire, scoraggiare ed eliminare la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (INN), entrato in vigore già  il 1° gennaio del 2010,
  • permettere l’importazione dei soli prodotti della pesca in mare dichiarati legali dallo Stato di bandiera competente o dal paese esportatore,
  • rendere pubblica la lista dei pescherecci che praticano la pesca INN basandosi sulle segnalazioni delle organizzazioni regionali di gestione della pesca,
  • sanzionare gli operatori dell’UE che praticano la pesca illegale
  • A prescindere dalla zona di pesca e dalla bandiera di appartenenza, gli operatori dell’UE che praticano la pesca illegale rischiano pesanti sanzioni in proporzione al valore economico delle catture.

Per approfondire di più l’argomento, potete visitare i siti:  http://ec.europa.eu/fisheries/cfp/illegal_fishing/index_it.htm e http://www.pewtrusts.org.

Da quest’ultimo è tratto un breve e originale video creato dal fumettista Jim Toomey che ben illustra la realtà della pesca illegale.

 

2015 al 100%

Quando si parla del periodo di Natale, non si può che pensare all’anno che sta per arrivare e non ci si può esimere dal fare un bilancio del 2015.

Per noi di FRoSTA, il 2015 è stato un anno all’insegna dell’innovazione. Abbiamo lanciato la nuova linea di prodotti 100%GUSTO NATURALE per dare sempre di più un’impronta mirata al rispetto dell’ambiente e della tradizione.

E sì! Sembra un controsenso abbinare termini così apparentemente diversi e in alcuni casi discordanti:

  • INNOVAZIONE111011920
  • AMBIENTE
  • TRADIZIONE

Eppure qui si si lavora anche per questo!!!

Guardiamo positivamente alle nuove tecnologie e le applichiamo con responsabilità nel nostro lavoro.

Semplicemente cerchiamo di produrre con consapevolezza e con riguardo nei confronti dell’ambiente, dello stesso ambiente che Papa Francesco chiama “CASA COMUNE”.

Già nella CARTA DEI DIRITTI FONDAMENTALI DELL’UNIONE EUROPEA ( http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=OJ:C:2012:326:FULL&from=IT), all’articolo 37 si dice:

Tutela dell’ambiente

Un livello elevato di tutela dell’ambiente e il miglioramento della sua qualità devono essere integrati nelle politiche dell’Unione e garantiti conformemente al principio dello sviluppo sostenibile.

 

Quindi il nostro obiettivo è, e sarà anche nel prossimo anno, la produzione consapevole nel rispetto dell’ambiente senza però sottovalutare un aspetto fondamentale: PRODOTTI BUONI, impiegando ingredienti selezionati, senza aromi né coloranti.